Cosa resterà di questi anni … Covid?

Il DPCM 1 marzo 2020 (art. 4 comma 1 lett. a) e quello del 4 marzo successivo (art. 1 lett. n) sono intervenuti sulle modalità di accesso semplificate al lavoro agile, stabilendo, per la durata dello stato di emergenza, la possibilità unilaterale da parte dei datori di lavoro, di attivare la modalità di lavoro agile anche in assenza di accordi individuali. In questo periodo i liberi professionisti prima hanno studiato l’applicazione di quanto stabilito dal legislatore e poi, hanno provato a conformarlo alla necessità dei clienti, cercando di dimostrare di non avere perso colpi.

Ci sono delle espressioni, tendenzialmente anglosassoni, che sono stabilmente entrate nel nostro modo di ragionare: smart working, che significa, letteralmente, “lavoro agile” e viene utilizzato per indicare una modalità di lavoro non vincolata da orari o da luogo di lavoro, oggi espressione che definisce, più che altro, la capacità di svolgere il medesimo lavoro professionale di assistenza ai clienti nell’era del covid-19. Webinar, che è un neologismo dato dalla fusione web (rete o, più in generale, internet) e seminar, che indica sessioni educative o informative, che sono realizzate attraverso la rete, una forma di “seminario on line”, usato per condurre riunioni, corsi di formazione o presentazioni, nei quali ciascun partecipante accede da un proprio computer ed è connesso con gli altri partecipanti che possono interagire tra loro e con il coordinatore (auditore) del seminario, tramite gli strumenti disponibili dai sistemi di videoconferenza.

Sono urgentemente diventate di uso comune piattaforme di e-learning da Microsoft Teams a Google Meet, passando per Zoom, che hanno strumenti come lo screen sharing ed il trasferimento di documenti, con utenze dai 100 ai 250 partecipanti, entrambi utilissimi e che trasformeranno le riunioni in meeting world wide a costi bassissimi. Pensiamo al fantastico utilizzo per le assemblee societarie di quotate. Pensiamo alla possibilità di raggiungere vastissime platee di giovani, per consentire la didattica a distanza.

Nell’immediato futuro, contract review, document automation e knowledge management saranno espressioni di uso comune. Le cosiddette “sacred cows” delle law fim UK (e anche italiane): le billable hour e l’ottica obsoleta del servizio legale come strettamente inteso all’assistenza (solo) sull’uso delle norme, saranno totalmente superati in favore di ambienti multidisciplinari in grado di fornire più servizi professionali, così come servizi di legal tech.

Il Financial Times ha recentemente citato come esempi attuali, apparentemente futuristici, quelli di Pinsent Masons, che fornisce con Vario un servizio di freelence lawyers service, Brook Graham Program, una società di consulenza sui programmi di diversity e inclusion e Smart delivery (un programma articolato di fornitura di servizi legali automatizzati e non, proporzionati alle reali esigenze del cliente). Ancora Latham& Watkins, che ha progettato, con la società Anthesi, un tool di Ai e risk analysis a supporto delle decisioni di investimento di operatori ESG (investimenti società sostenibili): RiskHorizon o Nicholas Kirby (Mishcon de Reya) che è stato un innovatore nel settore immobiliare, nella costruzione di registri immobiliari digitalizzati (Solaris) o il proof of concept per il primo trasferimento immobiliare privato tramite Distributed ledger  technology.

La capacità di vedere – per quelli che ce l’avranno fatta – i lati positivi della clausura porterà ad una accelerazione verso il futuro, più smart, home e priceless.

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