La legge 231 e la estensione ai reati fiscali

Come è noto, una delle novità più importanti contenuta nelle modifiche applicate dal decreto fiscale 124 del 2019 è l’estensione della responsabilità amministrativa degli enti anche ai reati tributari, in particolar modo con riferimento: alla dichiarazione fraudolenta con uso di fatture o altri documenti falsi, a quella mediante altri artifici, alla emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, all’occultamento o distruzione di scritture contabili e, infine, in cauda venenum, alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Occorre aggiungere che, alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, si aggiunge il pagamento di imposte con sanzioni pecuniarie fino a 400 quote. Il valore della quota può variare da un minimo di €.258,00 a un massimo di €.1549,30; il moltiplicatore è di facile utilizzo e rappresenta una sanzione notevole.

Nel caso di (semplice) contestazione di uno di questi reati, alle conseguenze per colui che sia il legale rappresentante, si aggiungerà l’annotazione nelle notizie di reato dell’illecito amministrativo anche a carico dell’ente, con tutte le conseguenze in tema di partecipazione a gare, esclusione da agevolazioni o finanziamenti o contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi. Non è prevista alcuna forma risarcitoria nella – eventualmente – positiva conclusione della vicenda.

Ciò introduce ad una nuova particolare situazione: non soltanto è già previsto il sequestro del profitto del reato nei confronti di una società e, nel caso di incapienza, nei confronti del rappresentante legale, ma – con l’applicazione delle suddette modifiche al decreto legislativo 231 del 2001 – il sequestro per equivalente avrà come ulteriore target la medesima società.

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