La responsabilità (un’altra) penale del contribuente

Estremamente interessante la decisione in esame, che puntualizza la responsabilità PENALE del contribuente (immaginiamo, per comodità, il nostro verduraio) per la presentazione delle dichiarazioni fiscali (attività di carattere tecnico, per la quale il professionista ha ottenuto: laurea, abilitazione, corsi di formazione) e focalizza il compito delle contribuente nel “controllo” della corretta presentazione di dichiarazioni fiscali e/o non si attivi dopo la notifica dell’avviso di accertamento, peraltro, nel caso, non ricevuto dal contribuente medesimo. 

Sorge spontanea questa domanda: come possa il contribuente essere esente da responsabilità quando entrambi i termini, prima quello di presentazione della dichiarazione, poi quella di attivazione di una qualunque procedura nei confronti della avviso di accertamento siano scaduti? Qual’e la corretta vigilanza? Come provare d’aver vigilato? Con un esposto (autodenuncia?) prima della scadenza dei termini, senza incorrere nel reato di calunnia, proprio a causa del termine pendente? Come provare la consapevolezza del commettere un reato oltre soglia? Normalmente, dopo un avviso di accertamento il contribuente chiede al commercialista di attivarsi per resistere. Cosa accade se tale incarico sia conferito verbalmente (la normalità) e il commercialista ometta?

Certamente andrebbe completato il giudizio, chiarendo che detta responsabilità (penale ed anche patrimoniale) non avrà via d’uscita nei casi immaginati, ponendosi, perfino, il tema della associazione a delinquere! Tutto sommato qualunque cosa pur di perseguire la lotta… all’evasione.

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